6 gennaio 2016

Ingegneria/Architettura: fatto!

«Dall'Accademia di Belle Arti alla Scuola Superiore di Architettura sta tutto un percorso storico che rappresenta la gestazione, difficile, di una nuova figura professionale, inconsciamente legata alla tradizione dell'architetto rinascimentale, conoscitore ed interprete di più culture e più linguaggi: una figura professionale che, mutuando le diverse competenze, riesca a portarle a sintesi materiale in un grande sforzo di gestione della complessità. Nel razionalismo si afferma un nuovo linguaggio come pulizia semantica e sintesi progettuale di questa cultura attenta a tutti gli aspetti della materialità e dell'espressività rigorosa del costruito. I punti di riferimento ideali, antagonisti per tanti secoli ed ora complementari nelle intenzioni dei capiscuola, cosi come si evidenziano sia nella lettura delle opere che nell 'esegesi dei manifesti programmatici, sono: la cultura della produzione meccanica, a simboleggiare l'esattezza e l'ineluttabilità del componente costruttivo, il valore del dettaglio come termine inequivocabile in un processo produttivo di un oggetto, di un fabbricato, di un territorio; la cultura della composizione artistica, a simboleggiare le qualità espressive intrinseche in questo atteggiamento progettuale, così forti da poter configurare il nuovo ordine, in continuità storica ma non formale con la tradizione classica. 
È proprio la figura ibrida ma complessa di questo progettista, quasi ingegnere-architetto, che si fa carico della continua e minuziosa opera di mediazione nella costruzione di un nuovo linguaggio espressivo, di un sistema di regole dove parole esatte servissero a comporre poesia. Nella storia dell'architettura, soprattutto italiana, l'affermarsi dell'industrial design come cultura specifica all'interno del mondo del progetto, ha introdotto un altro polo di riferimento, ponte in molti casi con l'attività più propriamente ingegneristica, in particolare nello sviluppo dei cosiddetti oggetti tecnici. La teoria degli oggetti tecnici è stata per molto tempo il punto di forza del razionalismo progettuale: la necessità ontologica che il prodotto fosse concepito per compiere un lavoro postulava immediatamente il concetto di forma-funzione inteso nel senso più rigidamente consequenziale. Ad una funzione lavoro si pensava associabile una forma ottimale, vincolata da tutti gli input tecnici specifici del lavoro, di più, nasceva pian piano la teoria della " forma dell'utile", si ipotizzava la ricerca estetica come una sovrastruttura significativa e comunicativa da imporre al prodotto».


Eugenio Bettinelli, "La voce del maestro - Achille Castiglioni - I modi della didattica"

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